venerdì 10 ottobre 2008

Convivio a Palazzo: 13 e 14 settembre 2008

Il Borgo di San Martino Gusnago è tornato per due giorni il Feudo di Francesco Secco

Il 15 giugno 1491, Francesco Gonzaga, marchese di Mantova ed Ercole d’Este, duca di Ferrara e suocero del marchese Francesco, furono gli ospiti d’onore di un pranzo che si tenne a San Martino Gusnago, nella dimora di proprietà del condottiero Francesco Secco. Quell’iniziativa conviviale, promossa espressamente dal marchese di Mantova, nasceva in verità come occasione di riconciliazione tra il Gonzaga e il Secco, le due maggiori autorità del Mantovano, che da alcuni mesi erano in continuo e aperto contrasto. Ad oltre cinque secoli di distanza la Compagnia delle Torri ha creduto opportuno ricordare e divulgare quella suggestiva pagina di storia, in bilico tra Medioevo e Rinascimento, attraverso una rievocazione che ha preso il nome di “Convivio a Palazzo”, allestita nello stesso edificio che ospitò lo storico incontro, il Palazzo Secco-Pastore, che dopo tanti anni è tornato ad aprirsi al pubblico. L’idea di ricordare questo evento attraverso l’organizzazione di un pranzo che riproponesse le atmosfere dell’epoca è nata ad un piccolo gruppo di nostri concittadini, cappeggiati da Cornelio Gambarini, che nel corso del mese di gennaio ha anche posto le basi per la costituzione di un’associazione che avesse come primario obbiettivo quello di organizzare la manifestazione “Convivio a Palazzo” nel corso del mese di settembre. L’Associazione “Compagnia delle Torri” e il progetto sono stati ufficialmente presentati alla cittadinanza nel corso del mese di febbraio in occasione di una riunione delle associazioni presenti sul territorio concomitante con i preparativi per la realizzazione della Fiera, suscitando vivo interesse tra i presenti. La prima apparizione pubblica è avvenuta in occasione della Fiera della Possenta, dove il gruppo si è impegnato nella realizzazione della suggestiva ambientazione scenografica all’interno del Padiglione Fieristico che riproduce fedelmente parte di Piazza Castello di Ceresara, in seguito utilizzata ed apprezzata anche in tutte le altre manifestazioni svoltesi nello stesso fabbricato. Proprio durante la Fiera è maturata la convinzione che il progetto - seppur ambizioso - poteva essere realizzato in quanto sono state numerosissime le persone che hanno iniziato a credere nell’iniziativa e si sono unite al gruppo.Nel mese di aprile l’associazione si è subito rimboccata le maniche - nel senso letterale del termine - in quanto il lavoro manuale necessario per la sistemazione della galleria, del parco e delle altre aree del Palazzo - gentilmente concesso dalla famiglia Tronchi Pastore - è stato molto impegnativo. All’entusiasmo iniziale si sono poi aggiunti il sostegno da parte dell’Amministrazione Comunale, della Regione Lombardia e di un nutrito gruppo di sponsors che hanno finanziato l’iniziativa - alcuni dei quali hanno contribuito in modo significativo. Nel corso dei mesi il progetto iniziale di realizzare una serata conviviale è stato più volte rivisto ed ampliato in quanto la numerosa richiesta di prenotazioni ha costretto a ripetere il pranzo in entrambe le giornate per un totale di oltre 360 commensali. E’ stata aggiunta la Locanda allestita nelle vicinanze della Chiesa - con lo scopo di poter far partecipare tutta la popolazione all’atmosfera di festa del Convivio - e organizzata la prima edizione del Palio di Ceresara tra le Contrade del paese: Borgo Castello, Mulino, San Biagio, Possenta, San Martino e Villa Cappella. Sono stati mesi di duro lavoro, ma tutto alla fine è risultato pronto per l’appuntamento del 13 e 14 settembre per la prima edizione del “Convivio a Palazzo”. La prima giornata è iniziata nel tardo pomeriggio con l’arrivo a Palazzo dei commensali, per i quali era stato previsto un trasferimento in carrozza trainata da cavalli dal parcheggio ricavato nel Campo Sportivo di San Martino Gusnago, ma le avverse condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato la giornata hanno costretto a diversi cambi di programma all’ultimo minuto. A gruppi hanno potuto effettuare una visita guidata ad alcune sale del Palazzo e dopo un aperitivo allestito nella Taverna, sono stati allietati da musici e da danzatori che hanno introdotto il grande pranzo che era stato allestito per loro nella galleria, dove alla presenza del padrone di Casa - Francesco Secco - del marchese di Mantova Francesco Gonzaga e del duca di Ferrara Ercole d’Este gli ospiti si sono potuti immergere nell’atmosfera tipica dei convivi di quel tempo, dove il fasto delle mense e i profumi delle cucine si intrecciavano con trame oscure e complotti di corte, come quello che coinvolse il proprietario del Palazzo. La serata si è poi conclusa con un suggestivo spettacolo dei focolieri di Savignano. La seconda giornata si è aperta con il Convegno “Intrighi e congiure alla corte dei Gonzaga: il controverso caso di Francesco Secco” tenutosi presso la taverna del Palazzo al quale sono intervenuti come relatori Mariano Vignoli, Marilena Dolci e Alfredo Balzanelli che ha riscosso vivo interesse e una grande partecipazione di pubblico. Nel pomeriggio San Martino Gusnago si è trasformato in un crocevia di sbandieratori, giocolieri e uomini d’arme che hanno fatto da contorno alla prima edizione del Palio di Ceresara tra le contrade del paese, che dopo alcune impegnative prove (corsa con le assi, corsa nei sacchi, tiro con l’arco, giostra del saraceno) ha visto Borgo San Biagio aggiudicarsi il Trofeo delle Torri. Con lo scendere della sera i giochi e le sfide sono cessate e si sono accese le fiaccole e le luci del Palazzo per la replica del grande pranzo. La manifestazione si è conclusa con un meraviglioso spettacolo pirotecnico che ha entusiasmato gli spettatori. Durante la manifestazione ha funzionato come da programma anche la Locanda, che ha subito riscosso un grande successo di pubblico ed è stata molto apprezzata per la qualità della gastronomia proposta e la celerità del servizio assicurata da un affiatato gruppo di “locandieri”. Numerose e convinte note di apprezzamento per la manifestazione sono giunte da più parti e questo non può che gratificare l’enorme lavoro svolto dal gruppo di volontari che nella due giorni di San Martino Gusnago ha visto la collaborazione di circa 200 persone. Per chi volesse immergesi - o rituffarsi - nelle atmosfere del Convivio sul sito dell’associazione - http://www.compagniadelletorri.it/ - è stata caricata una galleria fotografica che ripercorre alcuni momenti salienti della manifestazione.

Una gita a Brisighella

Nei colli dell’Appennino faentino, lungo il basso corso del fiume Lamone, si trova l’antico borgo medievale di Brisighella, adagiato ai piedi di tre caratteristici speroni rocciosi, su ognuno dei quali spiccano altrettante significative costruzioni: una torre civica, una rocca ed un santuario mariano. Le origini di Brisighella sono antichissime come confermano gli scavi archeologici effettuati nella grotta della “Tanaccia”, dove sono state ritrovate importanti tracce di abitatori tra il neolitico e l’età del bronzo, con presenze sempre più accentuate in epoca romana. La fondazione ufficiale dell’abitato medievale viene fatta risalire al 1178 ma è verso la fine del XIII secolo che vengono erette le prime fortificazioni per opera di Maghinardo de Pagani. Successivamente si affermò la signoria Manfrediana di Faenza fino al 1500 quando Brisighella passò a Cesare Borgia e poi alla Serenissima di Venezia, prima di essere definitivamente annessa allo Stato della Chiesa. Il borgo, caratterizzato da un fitto intreccio di vie acciotolate è valorizzato da una strada sopraelevata e coperta, illuminata da una serie di archi di diversa ampiezza, unica nel suo genere, chiamata “antica via degli asini” o “del borgo”. Anticamente congiungeva Porta Gabalo con Porta Buonfante e costituì un importante baluardo difensivo per il nucleo abitato retrostante. In seguito venne abitata da famiglie di birocciai che trasportavano il gesso scavato dalle cave limitrofe. Un sentiero panoramico conduce sul primo dei tre colli, ai piedi della Torre dell’orologio, risalente al 1290, ricostruita nel 1548 e dopo continui danneggiamenti, sistemata nelle forme attuali nel 1850. Da qui, lungo un percorso che si snoda nel verde dei boschi lambendo profondi calanchi, si raggiunge la Rocca Manfrediana e Veneziana, che domina il secondo pinnacolo roccioso. È composta dal torrione Veneziano del XVI secolo e dal più antico torricino trecentesco fatto erigere da Manfredi, signore di Faenza ed è cinta da poderose mura. Al suo interno è custodito il Museo del lavoro contadino nelle vallate del Lamone, Marzeno de Senio. Nelle stanze della rocca sono raccolti svariati oggetti quotidiani ed attrezzi agricoli e vengono riprodotti fedelmente ambienti domestici, rurali e artigiani inerenti agli antichi mestieri. Ancora un piccolo sforzo ci consente di raggiungere il terzo colle, chiamato Cozzolo, sul quale sorge il Santuario della Madonna di Monticino, edificato nel XVIII secolo. La chiesa, ad unica navata, presenta nel presbiterio affreschi del pittore faentino Savino Lega e un San Giovanni attribuito a Bernardo Strozzi. Ritornati nel cuore del borgo raggiungiamo l’ex Palazzo della Pretura, attuale sede del Museo civico “Giuseppe Ugonia”, famoso litografo autore di opere esposte nei più prestigiosi musei del mondo. Oltre alla collezione Ugonia sono esposte tele del Guercino e del Bertucci, ceramiche faentine settecentesche, terracotte policrome raffinati oggetti d’oreficeria. Superata la neoclassica mole del Palazzo Municipale, nella cui sala consiliare si trova un camino quattrocentesco con stemma manfrediano, la nostra visita prosegue in piazza Carducci, sulla quale prospetta la Collegiata intitolata a San Michele Arcangelo e realizzata nella seconda metà del XVII secolo. Nell’interno, con pianta a croce greca, possiamo ammirare una tavola del Bertucci, un Crocifisso ligneo del XVI secolo, una pala d’altare che rappresenta San Michele eseguita nella bottega del Reni, una Madonna su tavola del quattrocento; nel battistero è posizionata una vasca marmorea del 1547 con stemma dei Malatesta. Tuttavia l’opera più pregiata si trova nella cappella di Sant’Antonio e consiste in una tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano, realizzata nel 1514 raffigurante l’Adorazione dei Magi sormontata da una lunetta con Gesù fra i dottori del tempio. Altro complesso religioso di rilievo è la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiamata anche dell’Osservanza, risalente al 1525. L’edificio, preceduto da un portico, presenta sopra il portale una lunetta in terracotta del Rosetti con immagine dell’Assunta; nella cappella laterale sotto il portico, denominata “della Deposizione”, si trovano scene in ceramica sulla vita di San Francesco. L’interno, decorato con stucchi seicenteschi, custodisce ceramiche di pregevole fattura e, sull’altare maggiore, una tavola del Palmezzano con Madonna, bambino in trono, angeli e santi, datata 1520. Usciti dal centro abitato e imboccata la strada per Firenze, dopo circa un chilometro si intravede il profilo dell’antichissima Pieve di San Giovanni in Ottavo o Pieve del Tho. Venne così chiamata perché si trovava esattamente all’ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza alla Toscana. La mirabile costruzione romanica, realizzata fra l’VIII e il X secolo, presenta un campanile con bifora originale e facciata preceduta da un protiro. L’interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da archi poggianti su colonne di granito diverse fra di loro, con alcuni capitelli d’epoca romana. Meritano attenzione un miliare romano inserito nel fusto di una colonna, una lastra in pietra serena collocata nel fronte dell’altare, raffigurante Gesù fra croci, palme, angeli e pecore, del IX secolo, un capitello corinzio del I secolo, utilizzato come acquasantiera, affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo e due tavole dello stesso periodo. Oltre che per il suo patrimonio artistico Brisighella è rinomata per le terme conosciute fin dall’antichità, situate in un parco ai piedi del centro storico, lungo la riva destra del Lamone; gli impianti termali utilizzano le acque sulfuree della sorgente “Colombarino” e quelle salsobromoiodiche della sorgente “Igea Valdamone”.

Matilde di Canossa, il Papato, l'Impero

Per celebrare il Millennio di fondazione della Abbazia benedettina di San Benedetto Po a Mantova sono state allestite tre mostre che presentano la figura della Grancontessa (1046 – 1115) come un personaggio chiave dell’Alto Medioevo nelle tormentate vicende delle “Lotte per l’Investitura” tra Papato e Impero, tra il Papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV. Il suo feudo che andava da Roma al Lago di Garda ha svolto un ruolo di primaria importanza nel cuore della pianura del Po e lungo l’Appennino, poiché era un territorio di transito per le complicate vicende italiane, e intorno al suo castello di Canossa sono state scritte pagine memorabili di storia. Le tre manifestazioni culturali aperte in contemporanea, ruotano intorno a Matilde ed in particolare:
a) – La mostra presso la casa del Mantegna espone documenti, mappe, simboli del potere imperiale ed ecclesiastico, reperti archeologici mai esposti prima, raffigurazioni del mondo medioevale, oggetti di uso rurale, altri oggetti carichi di valore simbolico ed opere d’arte. E’ l’esposizione più ricca e completa che intende essere il punto di riferimento a tutte le manifestazioni e nella fase inaugurale è stata contornata da una folcloristica parata di figuranti in costume.
b) – Nella seconda rassegna a San Benedetto Po presso il refettorio del chiostro di San Simeone sono esposti interessanti documenti autografi che riguardano i donativi e i lasciti di Matilde al monastero del Polirone: la “Montecassino del Nord”. Matilde lo ha reso celebre e potente e ne ha fatto uno dei capisaldi della riforma gregoriana inserendolo nella grande rete delle abbazie cluniacensi e per 40 anni ha costantemente favorito il suo sviluppo culturale. Lo aveva scelto come luogo della sua sepoltura e lo è stato fino al 1633, quando per volontà del Papa Urbano VIII, è stata collocata in San Pietro. Unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia ad avere questo privilegio con una tomba del Bernini che la definisce: “Onore e Gloria d’Italia”. I 120 reperti messi in mostra intendono anche promuovere l’immagine del paese, facendo conoscere la sua storia millenaria scandita dalla meritoria presenza dei Benedettini che sul territorio hanno favorito anche lo sviluppo civile ed economico.
c) – La terza esposizione è collocata presso il Museo diocesano di Piazza Virgiliana dove si è messo in risalto la figura di San Anselmo da Baggio, Vescovo e Patrono di Mantova, personaggio venerato, ma poco conosciuto. Era nipote del Papa Alessandro II e fu eletto vescovo di Lucca, ma rifiutò la nomina rifiutando di ricevere dall’Imperatore Enrico IV le “regalie” dovute al suo ufficio come dipendente imperiale. Per il suo forte sostegno al movimento riformatore della Chiesa, nel 1081 venne esiliato dall’Imperatore e si ritirò come monaco nell’abbazia di San Benedetto in Polirone. Svolse la sua funzione di consigliere e confessore di Matilde che seguiva in tutti i suoi spostamenti e morì a Mantova nel 1086. Fu sepolto in Duomo e divenne protettore della città.

I Gonzaga delle nebbie

Nel quattrocentesco Palazzo Pubblico di Rivarolo Mantovano si è aperta una mostra che intende raccontare i protagonisti e le vicende della dinastia cadetta dei Gonzaga che a partire dal 1474 in questa porzione di Marchesato dominarono per trecento anni. Questa manifestazione dovrebbe essere, nelle intenzioni degli organizzatori la prima esposizione d’arte a carattere interregionale o nazionale. Rivarolo Mantovano è un significativo centro incuneato nelle province di Mantova, Cremona e Parma e per la sua vicinanza storica e geografica a Sabbioneta, di recente riconosciuta patrimonio dell’U.N.E.S.C.O., può avere, sotto questo aspetto, una posizione strategica. Si considera che per la sua unicità urbanistica possa diventare un contenitore ideale per accogliere eventi prestigiosi di mostre temporanee. La storia e le imprese di questi Gonzaga “minori” riguardano non solo i numerosi ed importanti rapporti con l’Impero e con la Francia ma anche con tutti gli stati padani e la Repubblica di Venezia. Questi personaggi hanno saputo inserirsi come protagonisti nelle vicende del loro tempo con continui, intensi e significativi rapporti politici, militari ed economici con quasi tutte le potenze grandi e piccole dell’epoca. Sono stati personaggi che non si adagiarono sulla loro posizione di “inferiorità “ rispetto al ramo mantovano e seppero trovare la spinta per imprese destinate a restare nella storia o addirittura farsi leggenda. E’ il caso di Luigi detto il Rodomonte, per la sua audacia e statura, che passato alle dipendenze dell’Imperatore Carlo V partecipò nel 1527, con mansioni di comando al Sacco di Roma, ma contro la volontà imperiale invece di procedere alla cattura organizzò la fuga del Papa Clemente VII, chiuso in Castel Sant’Angelo, scortandolo fino a Orvieto, modificando così il corso della storia ed il destino della propria famiglia. Il più illustre figlio Vespasiano Gonzaga, amico e uomo di fiducia di Filippo II di Spagna che da abile condottiero, diplomatico, letterato, architetto militare e mecenate, raggiunse i più alti vertici feudali ottenendo nel 1577 il riconoscimento di Sabbioneta il titolo di Ducato autonomo. Con 35 anni di sapiente strutturazione urbanistica innalza un gioiello di perfetta città rinascimentale dove raccogliere opere d’arte che intendevano richiamare i fasti della Roma antica. La mostra dalle nebbie padane fa emergere e rivivere una parte di questo illustre passato.

Immergiti in un libro 2008 ...


La Biblioteca Civica “Ferrante Bandera”, in collaborazione con il Comune di Ceresara, anche quest’anno ha organizzato il Concorso di Lettura “Immergiti in un libro”, dedicato ai bambini ed ai ragazzi che frequentano la Scuola Primaria e la Scuola Media.
Scopo dell’iniziativa - che viene proposta da qualche anno - è quella di promuovere - attraverso il meccanismo del gioco - il piacere della lettura tra i più giovani, in un periodo come quello attuale dove è sempre più necessario essere in grado di allargare i propri orizzonti e capire meglio ciò che ci circonda.
La “competizione” si è conclusa sabato 27 settembre con un piccola cerimonia che si è tenuta presso i locali della Biblioteca Civica, dove sono stati premiati i primi classificati delle categorie in gara. Anche gli altri partecipanti che hanno riconsegnato almeno una scheda libro sono stati ugualmente omaggiati con un piccolo presente.

A tavola con "La Zucca"

Vellutata di zucca con insalata di porcini

Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 20 minuti
Cottura: 20 minuti
Difficoltà: molto semplice
20 g burro;
20 g farina;
600 g zucca;
1/2 litro brodo di pollo;
100 g piccoli porcini;
30 g scaglie di grana;

20 g pistacchi sgusciati;
2 rametti nepitella;
olio extravergine;
sale marino fino.

Sciogliere il burro a fiamma media, incorporarvi la farina e mescolare finché si forma una schiumetta superficiale, spegnere e lasciar raffreddare. Sbucciare la zucca, tagliarla a pezzi e cuocerla al vapore, quindi frullarla con il composto di burro e il brodo bollente. Salare, pepare e cuocere a fiamma media, mescolando fino a ottenere una crema omogenea di media consistenza. Nel frattempo mettere a bagno i pistacchi in acqua bollente per 2 minuti, scolarli e sbucciarli. Pulire bene i funghi dal terriccio con un telo umido. Affettarli sottili, mescolarli delicatamente con le scaglie di grana, le foglioline di nepitella e i pistacchi, salare e condire con un filo di olio. Versare la vellutata nelle fondine e distribuirvi sopra l’insalatina di funghi.

Spiedini di ortaggi al forno

Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 10 minuti
Cottura: 50 minuti
Difficoltà: molto semplice

3 cucchiai olio di oliva extravergine;
2 patate;
2 pastinache;
150 g zucca;
Sale;
4-8 rametti di rosmarino fresco.

Accendere il forno a 180 gradi. Lavare le patate, pelarle e tagliarle a rondelle spesse due centimetri. Lavare e pelare le pastinache e tagliarle a rondelle di 2 centimetri. Privare la zucca della buccia e tagliare anche questa a cubi di 2 centimetri. Far scaldare l’olio in una teglia da forno e trasferirvi le patate. Cuocere in forno per 20 minuti, poi aggiungere le pastinache e la zucca, salare a piacere e cuocere ancora per 20 minuti circa o fino a quando sono dorate. Intanto preparare gli spiedini di rosmarino togliendo quasi tutte le foglioline, lasciandone solo un ciuffetto sulla sommità. Quando gli ortaggi sono cotti rimuoverli dalla teglia con una spatola. Bucarne il centro con uno spiedino di metallo e infilarli, alternando i tre tipi, sui rametti di rosmarino. Sistemare gli spiedini su un piatto di portata caldo e servire subito.

Risotto con zucca e speck

Ingredienti:
Persone: 4
Cottura: 20 minuti
Difficoltà: molto semplice
280 g di riso Violone Nano;
600 g di zucca gialla;
100 g di cipolla tritata;
1 cucchiaio di olio di oliva;
60 g di speck magro a pezzetti;
50 g di parmigiano;
sale e pepe q.b.

Tostare il riso nella pentola a pressione con l’olio, la cipolla e lo speck per 2 minuti; aggiungere la zucca lavata e tagliata a pezzetti, il sale e 700 gr di acqua bollente. Girare bene, chiudere il coperchio e cuocere per 5 minuti esatti dall’inizio del fischio. Allo scadere dei 5 minuti aprire la valvola e quando è uscito tutto il vapore togliere il coperchio e girare .

Torta di cioccolata al caffè e noci
Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 30 minuti
Cottura: 35 minuti
Difficoltà: facile da preparare
250 g di farina;
100 g di noci in polvere;
100 g di zucchero;
150 g di burro;
2 uova;
80 g di zucchero;
4 cucchiai di caco in polvere;
1 cucchiaino di farina;
1 uovo;
1 pizzico di sale;
1/2 cucchiaino di vaniglia liquida;
20 cl di caffé molto forte.
Per la pasta: setacciate farina e cacao in una insalatiera. Versate zucchero, vaniglia e sale, l'uovo e il burro tagliato a pezzetti. Amalgamate il tutto fino a formare una palla di pasta ben ferma e compatta, che avvolgerete nella pellicola per alimenti, lasciandola poi riposare nel frigorifero. Dopo 2 ore, stendete la pasta e rivestite lo stampo leggermente imburrato. Battete le uova con la forchetta nell'altra insalatiera, riscaldate il caffé e lo zucchero fino a ottenere una mousse e versate sulle uova senza smettere di battere il composto. Incorporate la farina e le noci. Versate il composto nello stampo e fate cuocere a 150 gradi per 35 minuti.

BiblioSì: Un Cappello pieno di Ciliegie

Leggerlo è come immergersi in un fiume di parole e di pensieri che scivolano via senza sosta. Un flusso di immagini così vivide e reali da strapparci a ogni pagina un mezzo sorriso, da lasciarci annuire ad ogni ansa e ad ogni avvallamento della storia. Ma scriverlo non è stato altrettanto semplice. Oriana Fallaci era una perfezionista, una donna scrupolosa e integerrima che ha condotto le sue ricerche per anni, tra i registri impolverati delle chiesette del Chianti. Ogni dato, ogni singolo riferimento storico e geografico doveva passare al vaglio della storia, quella vera, ufficiale, ogni ricordo doveva farsi realtà. È così che la Fallaci ha passato gli ultimi anni della sua vita. Mentre il male che aveva dentro faceva il suo lento lavorio che l’avrebbe condotta alla morte, mentre l’Occidente stravolto dalla “guerra al terrore” cercava le radici della propria identità culturale, Oriana scriveva su un taccuino i ricordi della sua infanzia. Le storie raccontate dai nonni e dai bisnonni nella campagna toscana, le vite dei suoi “arcavoli” e “arcavole”, a metà strada tra miti e leggende popolari. Le quattro parti in cui è suddiviso il romanzo formano l’eterogenesi di una donna che, con la sua vita, ha impersonato le immense contraddizioni del mondo. Dai reportage di guerra in Vietnam agli anni passati tra i guerriglieri greci, dai romanzi di successo ai pamphlet a difesa dell’identità cristiana, tutto nella vita di Oriana Fallaci sembra estremo e contraddittorio. Ma nelle pagine di questo straordinario romanzo si può rintracciare il senso di una vita fuori dal comune; in queste pagine le ragioni di una vita normale, come quella di qualsiasi donna, si intrecciano con le ragioni della Storia con la “S” maiuscola.
Un libro che traccia il sentiero della memoria dei nostri tempi, lasciando a ognuno di noi il compito di riempirlo di significato.