diario di una diversa
Alda Merini
Il Lettore è spesso un “animale” curioso ed attento. Questa particolare attenzione gli consente talvolta di scoprire autori e libri in modo del tutto casuale: una copertina accattivante, una conversazione origliata, il consiglio di un amico, un regalo di natale, l’articolo di fondo di una rivista. E’ proprio grazie ad uno di questi casi fortuiti che, pur non avendo mai avuto particolare interesse per il genere della poesia, ho avuto, lo scorso anno, la fortuna di incontrare Alda Merini in occasione del Festivaletteratura. Di quella giornata conservo ancora oggi un ricordo vivissimo. La Merini fuma, fuma continuamente, o forse non fuma, gioca con la sigaretta, gioca con l’accendino, accende una sigaretta, la dimentica, ne accende un’altra. Vestita in modo improbabile, con accostamenti a dir poco discutibili, il trucco pesante ed i capelli scompigliati, tormenta per qualche minuto la pesante collana, poi se ne libera. E’ una persona che ha semplicemente deciso di fregarsene dell’etichetta. La giornalista che l’accompagna, in effetti, fatica a domarla. La scrittrice spesso non risponde alle domande che le vengono poste: ha cose più urgenti da dire e, quando inizia a parlare, rapisce il pubblico, letteralmente. E’ trasparente e non teme di esporsi: non le importa di mettere a nudo la propria anima davanti a centinaia di sconosciuti. Per un’ora alterna, con naturalezza ed intelligenza, momenti spassosi e momenti toccanti, ilarità e dolore. Ha davvero una straordinaria capacità di incantare e sedurre lo spettatore ed il silenzio creato dalla forza delle sue parole è quasi religioso. Sentirla recitare poesie dal vivo è da brivido.
Insomma, oggi ricordo una donna assolutamente fuori dall’ordinario, forte e fragile insieme, diretta e consapevole. Ricordo una persona vera ed estremamente affascinante, con le sue pene e le sue fatiche, con le sue gioie e i suoi amori. Ricordo Alda Merini, una di quelle persone, di quegli autori, che quando attraversano la tua vita lasciano qualcosa.
L’altra verità – diario di una diversa (Prima edizione Scheiwiller 1986 – Nuova edizione Rizzoli 1997) è la sua prima opera in prosa. In queste pagine autobiografiche Alda racconta l’esperienza di una donna, di una madre, rinchiusa in manicomio: “un fiore che cresce in un’aiuola deserta”.
Il libro è privo di facili sentimentalismi e di autocommiserazioni; con estrema lucidità e purezza la Merini ci offre “una spietata constatazione dei fatti”. Con un linguaggio semplice ci racconta di momenti, immagini, suoni e odori di quell’infernale labirinto che è il manicomio, un labirinto nel quale si perde e si umilia la malattia mentale. Un miscuglio malvagio di medicine, soprusi, umiliazioni e solitudine. Le pagine ci trasmettono una dopo l’altra le paure e le inquietudini di un’anima bella rinchiusa in gabbia, ma nel Diario ci sono anche le rose: “Divine, lussureggianti rose!”, c’è la speranza, c’è la voglia di riemergere, il bisogno di sentirsi ancora vivi, di baciare la terra. C’è la volontà forte di trovare una via di uscita, perché “neppure il manicomio può uccidere lo spirito iniziale, lo spirito dell’infanzia, che non è, né potrà mai essere corrotto da alcuno.” Il Diario è in sintesi un viaggio commovente all’interno del travagliato e sempre un po’ folle animo umano, che infine trova la sua salvezza nella poesia, nella fede e nell’amore. Percorrere un tratto di questa strada è un’esperienza che sconvolge ed arricchisce. Condividere questa esperienza è il mio modo per rendere omaggio, nel momento della sua scomparsa, ad una delle più grandi poetesse del novecento.
Emma
