sabato 12 dicembre 2009

S. Natale 2009

A tutti i parrocchiani
e abitanti di Ceresara

Auguri dal Vostro Parroco

Carissimi,
A tutti “Buon Natale e felice Anno Nuovo!”
E’ un augurio sincero del Parroco che vi vuole aiutare a scavalcare la banalizzazione mondana di questo grande evento del Natale, per proporvi alcuni annunci di fede Cristiana elevanti mente e cuore dell’uomo.
Natale è GRAZIA; l’uomo non ha merito alcuno. Gesù nasce da una donna, Maria, tuttavia il principio della Sua apparizione è lo Spirito Santo.
Dalla Bibbia leggiamo: “E’ apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” ancora: “Quando si sono manifestati la bontà di Dio, nostra salvezza e il Suo amore per gli uomini, Egli ci ha salvati non in virtù di opera di giustizia da noi compiuta, ma per Sua misericordia, che è misericordia universale” uomini che Dio ama. Nessuno amerà mai un uomo con l’intensità con cui Dio lo ama. Egli conosce il nostro cuore e per ciascuno di noi viene nell’umiltà per accompagnarci, illuminarci, sostenerci e guidarci nella vita. Noi siamo gli uomini che Dio ama, Dio è per la riuscita dell’uomo, che gli sta a cuore come figlio in Gesù Cristo.
Il Figlio di Dio si avvicina a noi con umiltà “Un Bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” è l’annuncio-invito dell’angelo ai pastori che, avendo il cuore disponibile, lo possono incotrare.
Allora nasce in loro “una grande Grazia e lo adorarono perché è il Cristo Salvatore “LUCE ILLUMINANTE OGNI UOMO CHE VIENE SULLA TERRA”.
Concludendo questa breve riflessione-augurio, possiamo dire che il Natale è un mistero stupendo: è redenzione dei più, gloria degli umili, giudizio degli empi, rovina dei superbi.
E’ fonte di dolcezza e di gusto pensare e ripensare a Dio fanciullo, non c’è nulla di più potente e di più efficace per guarire dalla superbia e dall’arroganza, addolcire e lenire i residui rancori, l’amarezza delle parole, l’asprezza della condotta.
Natale: “Dio da Dio; Luce da Luce; Dio vero da Dio Vero!”
Con cuore aperto, tanti, tanti auguri a tutti.

Vostro Don Guido

Un sincero augurio a tutti ...

Cari concittadini di questa comunità, giunga a voi un caloroso augurio da parte dell’Amministrazione Comunale di Ceresara, nell’occasione di questa nostra importante Festa della Cristianità. E’ doveroso per noi celebrarla con il giusto spirito, richiamandoci ai valori, alla storia, alle tradizioni che tengono vive le nostre radici, in un momento in cui c’è chi vorrebbe cancellare la nostra identità negandoci persino il Crocifisso nelle scuole e nelle strutture pubbliche. Non deve essere una festa relegata in un’abitudine consumistica, ma deve servire per riflettere e misurare l’impegno di ognuno, per lottare e tenere alto il nostro comune patrimonio ideale. Come amministratori pubblici stiamo mettendoci il massimo impegno affinché restino intatti i valori e affinché le categorie più esposte alla corsa di un mondo senza freni siano tutelate e beneficino di interventi pubblici atti a garantire la dignità di tutti, per una migliore qualità della vita, per vivere nel rispetto reciproco.
Questo fine anno è anche tempo di bilanci dei nostri primi mesi di amministrazione: ritengo che abbiamo gettato le basi per importanti iniziative che si svilupperanno di mano in mano. Molto spesso il lavoro fatto da un Sindaco non è quello che balza all’occhio materialmente, ma piuttosto sono le scelte politico-amministrative operate quelle che produrranno risultati negli anni a venire e nei prossimi mesi ce ne sarà un'importante; quella del Piano di Governo del Territorio. Il sottoscritto e l’Amministrazione Comunale sono sempre a vostra disposizione, per rafforzare quel rapporto necessario per conseguire il bene collettivo.
Iniziamo il 2010 con uno spirito positivo, servirà molto aver fiducia in un nuovo anno che porti benessere, felicità, salute e soddisfazioni.
Tanta serenità e un abbraccio a tutti i miei concittadini.

Enzo Fozzato
Sindaco di Ceresara

Su e giù per lo stivale: una gita a Sovana

Nell’estremità meridionale della Maremma Toscana, inserita nel famoso triangolo delle città tufacee, si trova il borgo di Sovana, antica capitale del feudo degli Aldobrandeschi, importante casato che la portò al massimo splendore nel corso del 1200. Del sito si hanno notizie nel periodo compreso tra il VII e il V secolo a.C., epoca in cui il territorio fu conquistato dai Vulci. Nel 280 a.C. passò sotto il dominio di Roma, diventandone municipio, in seguito fu sede vescovile e poi centro amministrativo longobardo.
Dopo il già citato periodo Aldobrandesco, passò sotto il controllo degli Orsini nel 1300 iniziando una lenta e progressiva decadenza che culminò con la conquista da parte dei Senesi nel 1410.
La nostra visita prende il via dagli imponenti ruderi della Rocca Aldobrandesca, edificata nel XIII-XIV secolo, restaurata nel 1572 da Cosimo I, parzialmente smantellata nel corso del 1600.
Dalla rocca parte la principale arteria urbana chiamata Strada di Mezzo, pavimentata con mattoni disposti a spina di pesce, sulla quale si affacciano diverse abitazioni medievali.
La strada si allarga originando la scenografica Piazza del Pretorio caratterizzata dagli edifici civici più rilevanti.
Sulla sinistra si erge il rinascimentale Palazzo Bourbon dal Monte, con ampio loggiato a pian terreno, che fu restaurato in età medicea e adibito a sede degli uffici pubblici. Subito dopo si trova la Chiesa di Santa Maria, edificio trecentesco con interno a tre navate separate da vigorosi pilastri ottagonali.
Al suo interno possiamo ammirare un antico e prezioso ciborio risalente all’VIII-IX secolo, che presenta frontoni delicatamente scolpiti con motivi protoromanici.
Sulla parete destra, inseriti in due nicchie, si trovano due affreschi raffiguranti il Crocifisso tra i Santi Antonio e Lorenzo (1517) e la Madonna con bambino in trono tra le sante Barbara e Lucia (1508), opere di un seguace di Andrea di Niccolò.
Sul lato opposto della piazza prospetta il Palazzo Pretorio costruito alla fine del XII secolo e più volte rimaneggiato fino ad assumere l’attuale aspetto quattrocentesco; la facciata è arricchita da numerosi stemmi in pietra dei capitani di giustizia e dei commissari senesi.
All’interno si trovano due affreschi quattrocenteschi di scuola senese, raffiguranti “Madonna con bambino fra i santi Lorenzo e Antonio abate”.
Accanto al Palazzo Pretorio è situata la Loggetta del Capitano, con bassa arcata di portico, ornata da un grande stemma mediceo in marmo.
La piazza viene chiusa dal trecentesco Palazzo dell’Archivio, sormontato da un campaniletto a vela, edificio che separa la via di Mezzo dalla via di Sotto.
Si prosegue in un contesto di piccole casette medievali, una delle quali, realizzata in conci tufacei, è, secondo la tradizione, la casa natale di Ildebrando di Soana che salì al soglio pontificio nel 1073 prendendo il nome di Gregorio VII. Pochi passi ci separano dall’antico Duomo, intitolato ai Santi Pietro e Paolo, uno dei più significativi esempi romanici dell’intera Toscana.
L’edificio, originario del X-XI secolo, fu in larga parte ricostruito nel XII-XIII e presenta sul fianco sinistro tre strettissime monofore e un ricco portale posto fra i poderosi contrafforti e qui trasferito dalla facciata nella seconda metà del XII secolo.
L’interno, a tre navate, è caratterizzato da colonne sormontate da capitelli di scuola lombarda e laziale risalenti al XII secolo.
Possiamo ammirare una Madonna in gloria con santi di scuola fiorentina del XVI secolo, un’acquasantiera e un tabernacolo Marmoreo del XV secolo, un fonte battesimale datato 1494; nella zona absidale sono visibili tracce di affreschi di scuola senese del 1400.
Nei dintorni di Sovana, lungo un difficoltoso percorso ricco di suggestive immagini, si raggiunge il Parco archeologico della città del tufo, costituito da numerose necropoli di origine etrusca collegate fra loro da un fitto intreccio di vie scavate nella roccia tufacea, con pareti costellate da nicchie e da svariate incisioni e affreschi che vanno dall’epoca etrusca a quella medievale.
Vi si trovano tombe di diversa tipologia costruttiva, a dado,a edicola, a camera; le più famose sono la tomba Siena, del Sileno, della Sirena, Pisa, Pola, del Tifone, tutte riconducibili al periodo che va dal III al I secolo a.C. Tuttavia la più importante è sicuramente la Tomba Ildebranda, scoperta nel 1924, così chiamata in onore di Ildebrando di Soana.
La tomba si divide in due parti ben distinte: il monumento funebre e la camera sepolcrale. Fu costruita a forma di tempio greco con un alto podio raggiungibile tramite due scalinate laterali sul quale si trovavano 12 colonne scanalate con capitelli compositi finemente lavorati che sostenevano un pronao con soffitto a cassettoni di cui oggi rimangono ben pochi elementi.
La camera sepolcrale è posta simmetricamente sotto il monumento ed è raggiungibile mediante un dromos centrale che scende per una decina di metri.
L’interno, a pianta cruciforme, è di stile greco con soffitto decorato da cassettoni marmorei levigati di pregevole fattura.

L’inviato speciale

Castelli & Sapori del parmense ...

Domenica 8 novembre, nonostante la giornata particolarmente inclemente dal punto di vista meteorologico, si è tenuta “Gita Culturale” organizzata dall’Associazione “Compagnia delle Torri”: il tema di quest’anno era la scoperta dei “Castelli & dei Sapori del territorio parmense”. Arrivati in quel di Parma, la visita è iniziata con il Castello di Montechiarugolo, costruito nel XV secolo da Guido Torelli: un tipico esempio di architettura fortificata e dimora signorile insieme, dove la leggenda vuole che ancora si aggiri il fantasma della Fata Bema. Questo Castello inoltre ha un collegamento diretto con il nostro territorio, in quanto Paola Secco - figlia di Francesco Secco - il committente dell’omonimo Palazzo locale, sposò uno dei nobili proprietari ed inoltre lo stesso nobile fu ospite del castello: alcuni stemmi gentilizi della famiglia Secco affrescati sono ancora visibili. Dopo la visita al Castello a pochi chilometri di distanza è stato possibile visitare un caratteristico prosciuttificio artigiano specializzato nella preparazione del Prosciutto di Parma. La visita è stata molto interessante in quanto è stato possibile apprendere come avviene la produzione del prosciutto secondo il rigido disciplinare del Consorzio di Parma. Il ciclo inizia con la salatura delle cosce di maiale, la loro messa a riposo in un’apposita cella e le successive fasi della stagionatura in altri ambienti climatizzati, che permettono di ottenere un prodotto finito di altissima qualità: qualità che si è potuta assaporare grazie ad una degustazione particolarmente apprezzata dai visitatori. Nel primo pomeriggio - nonostante il tempo sempre inclemente - la visita è proseguita con la Rocca di San Vitale di Fontanellato, che si erge al centro del Borgo, circondata da un ampio fossato. E’ stato possibile visitare diverse sale, alcune delle quali molto caratteristiche e ben conservate. All’interno del castello è presente uno dei capolavori del manierismo italiano, la saletta dipinta del 1524 dal Parmigianino con il mito di Diana e Atteone. La visita sarebbe dovuta proseguire con la partecipazione alla mostra-mercato allestita nella piazza del paese, ma il tempo inclemente ha costretto gli organizzatori a rinviare gli eventi. Nonostante le condizioni climatiche avverse la visita è stata particolarmente piacevole per i partecipanti, che hanno potuto trascorrere in ogni caso insieme un’allegra giornata in compagnia alla scoperta delle bellezze e delle eccellenze culinarie di un territorio contiguo al nostro.

Mercatino di Natale 2009

La Biblioteca Civica “Ferrante Bandera”, l’Associazione “Compagnia delle Torri” e il Comune di Ceresara, organizzano sabato 19 e domenica 20 dicembre 2009 la nuova edizione dell’ormai tradizionale “Mercatino di Natale”, affiancando alla vocazione originaria di vetrina dell’associazionismo locale, alcuni momenti di incontro, con lo specifico intento di coinvolgere attivamente la cittadinanza.
A tal fine anche quest’anno verrà allestita in Piazza Castello una tendostruttura che costituirà il punto nevralgico del Mercatino, sotto la quale nelle due serate sarà possibile cenare con piatti tipici di stagione preparati dalla “Compagnia delle Torri”.
Non mancheranno le caldarroste, il vin brulè e la cioccolata calda, ma anche altre specialità gastronomiche preparate dalle associazioni locali e l’ormai famoso dolce del Trolet che - nonostante le sue origini – si sta imponendo come una specialità ceresarese.
La manifestazione si aprirà sabato 19 dicembre alle ore 17.30 con la fiaccolata con partenza dalla Scuola Materna Statale, alla quale faranno seguito alcuni momenti di canto allietati dalla Banda Cittadina di Piubega, mentre in Piazza Castello verrà aperto anche il bar gestito dalla “Compagnia delle Torri”.
Alle ore 19.00 presso la tendostruttura verrà aperta la cucina ed alle ore 20.30 sono in programma giochi seguiti da intrattenimento musicale a cura dell’Associazione “J. Pastorius” di Castel Goffredo.
Domenica 20 dicembre il Mercatino riaprirà alle ore 9.00 con servizio bar presso la tendostruttura. Nel primo pomeriggio l’atmosfera natalizia si farà più intensa in quanto un gruppo di zampognari animerà con la sua musica le vie del centro storico, mentre dalle ore 14.30 il gruppo ragazzi del Centro Sociale “Le Scöle” di Villa Cappella organizzeranno alcuni momenti di intrattenimento per i più piccoli.
Alle ore 15.00, preceduta dall’esibizione del Gruppo Tamburi Medioevali, si svolgerà l’attesissima prova invernale del Palio delle Contrade organizzato dalla “Compagnia delle Torri”, alla quale farà seguito per i più piccoli un altro momento di animazione con i burattini della Compagnia “Mangiafuoco” di Asola.
Alle ore 19.00 presso la tendostruttura sarà nuovamente aperta la cucina, mentre alle 20.30 sarà possibile assistere all’esibizione dei Cori Parrocchiali di Ceresara, San Martino Gusnago e Villa Cappella, che con il loro repertorio introdurranno le calde atmosfere natalizie.

Escursioni letterarie ...

L’altra verità
diario di una diversa
Alda Merini

Il Lettore è spesso un “animale” curioso ed attento. Questa particolare attenzione gli consente talvolta di scoprire autori e libri in modo del tutto casuale: una copertina accattivante, una conversazione origliata, il consiglio di un amico, un regalo di natale, l’articolo di fondo di una rivista. E’ proprio grazie ad uno di questi casi fortuiti che, pur non avendo mai avuto particolare interesse per il genere della poesia, ho avuto, lo scorso anno, la fortuna di incontrare Alda Merini in occasione del Festivaletteratura. Di quella giornata conservo ancora oggi un ricordo vivissimo. La Merini fuma, fuma continuamente, o forse non fuma, gioca con la sigaretta, gioca con l’accendino, accende una sigaretta, la dimentica, ne accende un’altra. Vestita in modo improbabile, con accostamenti a dir poco discutibili, il trucco pesante ed i capelli scompigliati, tormenta per qualche minuto la pesante collana, poi se ne libera. E’ una persona che ha semplicemente deciso di fregarsene dell’etichetta. La giornalista che l’accompagna, in effetti, fatica a domarla. La scrittrice spesso non risponde alle domande che le vengono poste: ha cose più urgenti da dire e, quando inizia a parlare, rapisce il pubblico, letteralmente. E’ trasparente e non teme di esporsi: non le importa di mettere a nudo la propria anima davanti a centinaia di sconosciuti. Per un’ora alterna, con naturalezza ed intelligenza, momenti spassosi e momenti toccanti, ilarità e dolore. Ha davvero una straordinaria capacità di incantare e sedurre lo spettatore ed il silenzio creato dalla forza delle sue parole è quasi religioso. Sentirla recitare poesie dal vivo è da brivido.
Insomma, oggi ricordo una donna assolutamente fuori dall’ordinario, forte e fragile insieme, diretta e consapevole. Ricordo una persona vera ed estremamente affascinante, con le sue pene e le sue fatiche, con le sue gioie e i suoi amori. Ricordo Alda Merini, una di quelle persone, di quegli autori, che quando attraversano la tua vita lasciano qualcosa.

L’altra verità – diario di una diversa (Prima edizione Scheiwiller 1986 – Nuova edizione Rizzoli 1997) è la sua prima opera in prosa. In queste pagine autobiografiche Alda racconta l’esperienza di una donna, di una madre, rinchiusa in manicomio: “un fiore che cresce in un’aiuola deserta”.
Il libro è privo di facili sentimentalismi e di autocommiserazioni; con estrema lucidità e purezza la Merini ci offre “una spietata constatazione dei fatti”. Con un linguaggio semplice ci racconta di momenti, immagini, suoni e odori di quell’infernale labirinto che è il manicomio, un labirinto nel quale si perde e si umilia la malattia mentale. Un miscuglio malvagio di medicine, soprusi, umiliazioni e solitudine. Le pagine ci trasmettono una dopo l’altra le paure e le inquietudini di un’anima bella rinchiusa in gabbia, ma nel Diario ci sono anche le rose: “Divine, lussureggianti rose!”, c’è la speranza, c’è la voglia di riemergere, il bisogno di sentirsi ancora vivi, di baciare la terra. C’è la volontà forte di trovare una via di uscita, perché “neppure il manicomio può uccidere lo spirito iniziale, lo spirito dell’infanzia, che non è, né potrà mai essere corrotto da alcuno.” Il Diario è in sintesi un viaggio commovente all’interno del travagliato e sempre un po’ folle animo umano, che infine trova la sua salvezza nella poesia, nella fede e nell’amore. Percorrere un tratto di questa strada è un’esperienza che sconvolge ed arricchisce. Condividere questa esperienza è il mio modo per rendere omaggio, nel momento della sua scomparsa, ad una delle più grandi poetesse del novecento.

Emma

A Tavola con “La Zucca”

Tagliatelle agli champignon

Ingredienti (per 4 persone):
500 gr. di tagliatelle fresche;
500 gr. di panna liquida;
250 gr. di funghi champignon;
2 piccole cipolle;
100 gr. di grana;
1 limone;
1 testa d'aglio;
2 porri;
50 gr. di burro;
sale, pepe.

Preparazione:
Spremete il limone e raccogliete il succo nell'insalatiera. Lavate i porri, pelateli e tagliateli molto finemente, come le cipolle e l'aglio. Pulite i funghi e tagliateli a fettine sottili, poi immergeteli nel succo di limone. Mettete a bollire l'acqua per la pasta. Fate rinvenire rapidamente nel burro le cipolle, l'aglio e i porri. Aggiungete la panna, salate e pepate q.b. e riscaldate a fuoco basso per 10 minuti. Nel frattempo, cuocete la pasta e aggiungete alla salsa ormai densa gli champignon, cuocendo ancora a fuoco dolce per 1 minuto. Scolate la pasta, conditela con la salsa e con il grana.

Sella di coniglio al finocchio

Ingredienti (per 4 persone):
1 mazzo finocchio selvatico;
1 ramo di rosmarino;
2 selle coniglio (divise in 4 tranci ciascuna);
100 gr. di olive nere toscane (quelle da olio conservate in salamoia oppure taggiasche);
4 spicchi aglio fresco;
1 bicchiere vino bianco secco;
olio extravergine di oliva;
aceto di mele;
sale;
pepe macinato al momento.

Preparazione:
Separare i bulbi coriacei dei finocchietti dalle foglie più tenere. Condire con sale e pepe il coniglio, mettere al centro di ogni pezzo una grossa foglia di finocchio ripiegata a pacchetto, racchiuderla con i lembi di carne che aderiscono alla carne della sella formando dei medaglioni che legherete con spago da cucina. Scaldare una padella che possa andare anche in forno, versare 4 cucchiai di olio, aggiungere il rosmarino, l’aglio, i bulbi dei finocchi e i medaglioni di carne, quando avranno preso colore su tutti i lati spruzzarli di vino bianco e cuocere in forno a 180 gradi per 40 minuti. 10 minuti prima della fine della cottura aggiungere una manciata di foglie tenere di finocchio tritate finemente, le olive e una spruzzata di aceto di mele. Regolare di sale e di pepe a fine cottura. Servire il coniglio con il suo fondo di cottura e una insalatina fresca.

Mousse alle mandorle

Ingredienti (per 4 persone):
1/4 di l di latte;
60 gr. di zucchero;
2 tuorli d'uova;
4 dl di latte di mandorla;
4 fogli di colla di pesce;
750 gr. di panna montata;
50 gr. di mandorle a scaglie.

Preparazione:
Fai ammorbidire la colla di pesce in una ciotola con dell’acqua fredda. Porta ad ebollizione il latte e separatamente lavora i tuorli delle uova con lo zucchero, in una terrina. Versa poco a poco il latte bollente sulle uova, mescola e rimetti sul fuoco.
Appena la crema avrà raggiunto una consistenza maggiore, toglila dalla fiamma e versala in una grande insalatiera. Aggiungi i fogli di colla di pesce nella crema e mescola il composto. Lascia raffreddare e poi incorpora il latte di mandorla e la panna. Decora con le mandorle in scaglie e servi immediatamente.

La Fiaba del piccolo Trdlo ...

C’era una volta in una sperduta valle della Norvegia, una famiglia di piccoli gnomi delle foreste, i TROLL. C’erano, papà e mamma troll e 5 fratellini uno più piccolo dell’altro, erano talmente piccini che tutti e 5 stavano nel palmo di una mano. Questi piccoli gnomi erano molto poveri perché a causa della loro statura non erano in grado di fare nessun lavoro per potersi guadagnare da vivere ed erano costretti ad abitare nella foresta dove potevano trovare frutti e bacche selvatiche di cui si cibavano per sfamarsi.
Un giorno, il più giovane dei fratellini il piccolissimo TRDLO, camminando nella foresta alla ricerca di qualcosa da mangiare per sé e la sua famiglia, non si rese conto di essersi allontanato troppo e si perse.
Stava scendendo la notte e TRDLO incominciava ad avere un po’ di paura quando, camminando e camminando vide in lontananza la debole luce di una capanna. Avvicinatosi, si arrampicò fino alla finestra e vide una vecchina anch’essa molto piccola di statura che stava cucinando dei biscotti molto strani. Il piccolo TRDLO aveva molta fame e alla vista di quelle leccornie restò molto colpito tanto che perse l’equilibrio e cadde dalla finestra facendo un gran baccano. La vecchina allora uscì dalla capanna e vide TRDLO per terra.
Chi sei? Chiese la vecchina.
Sono TRDLO rispose lo gnomo!
Ma che razza di nome è, non si riesce a pronunciare, non c’è neanche una vocale? Aggiunse la vecchina.
Colpa dei miei genitori che hanno usato tutte le vocali nei nomi degli altri mie fratelli che si chiamano: AURICCHIO, ELUANA, AARON e IOLE.
La vecchina si mise a ridere e invitò TRDLO in casa e riprese ad impastare quegli strani biscotti arrotolati con un buco al centro e ne offrì uno a TRDLO.
Questi era affamato e subito diede un morso al biscottino, ma poi subito si fermò e si mise a piangere.
Cos’hai? Chiese la vecchina.
Questo biscotto è buonissimo, ma penso a casa mia dove mangiano solo bacche e frutti selvatici. Sicuramente mamma, papà, Aaron Eluana, Auricchio e Iole mi staranno aspettando! Rispose molto triste TRDLO.
Ha parlato il tuo cuore!! Sorrise contenta la vecchina. È proprio quello che mi aspettavo da te piccolo TROLET.
TRDLO si guardò intorno ma non vide nessuno con quel nome e con faccia stupita guardò la vecchina che nel frattempo si era illuminata di una luce dorata. Era la fatina del bosco che aggiunse: Il tuo cuore buono ha risvegliato il potere magico di questi biscotti. Va, torna casa, il biscotto che hai in mano ti indicherà la strada e subito dopo sparì in una luce dorata.
TRDLO rimase incredulo e stupito tanto che cadde a terra svenuto. Dopo qualche minuto si svegliò in mezzo alla foresta. Non c’era più la vecchina e nemmeno la sua casetta. TRDLO pensò di avere fatto un sogno e di essere svenuto per la fame, ma subito si ricredette perché gli era rimasto in mano lo strano biscottino con il buco e gli vennero in mente le parole della vecchina. Quasi per istinto prese il biscottino e lo avvicinò agli occhi per guardare attraverso il buco e d’incanto una luce scintillante uscì dal biscottino e gli indicò la via verso casa.
TRDLO aveva molta fame perché aveva dato solo un morso al biscottino, ma ora, che stava tornando a casa voleva farlo assaggiare anche alla sua famiglia. Tutto contento si mise a seguire quella luce e passo dopo passo si rese conto che la sua statura incominciava a crescere, a crescere a crescere e assieme a lui crescevano anche le dimensioni del biscottino che si era trasformato in una brioche dolce e dorata.
Arrivato nei pressi di casa sua TRDLO si era trasformato in un bel ragazzo.
Vedendo quel gigante i familiari di TRDLO furono presi dalla paura.
Non scappate, sono io!!! li rassicurò TRDLO.
TRDLO???? Chiese Auricchio …
Si sono proprio Io!!!! Mi sono perso nella foresta e la fatina del bosco mi ha dato questo biscotto magico che mi ha riportato a casa. È talmente buono che non ne ho più mangiato per darne un po’ anche a voi! Tutti contentissimi ne mangiarono a sazietà fino ad addormentarsi con la pancina piena.
Il giorno dopo, come di consueto, si svegliarono tutti all’alba per andare nel bosco in cerca di cibo, ma la loro sorpresa fu grande quando si resero conto che durante la notte erano tutti diventati grandi come TRDLO.
Tutti, subito si ricordarono della vecchina del bosco e dei suoi biscottini tanto che desiderarono farne degli altri. Però c’era un problema. I biscottini con il buco, ora che erano diventati grandi, non erano più in grado di farli, però TRDLO non si diede per vinto.
Se non posso fare i biscottini, farò le brioches con il buco - Pensò.
Prese un tubo di ferro, ci avvolse la pasta e la mise a cuocere sul camino, però la brioche sotto si bruciava e sopra rimaneva cruda.
Qui ci vuole un’idea! – Esclamò.
Prese una bicicletta, staccò la ruota posteriore e con la catena collegò il movimento dei pedali al tubo di ferro che girando lentamente sul fuoco fece cuocere a puntino la brioche. A turno i fratelli di TRDLO pedalavano sulla bicicletta per far cuocere quegli strani dolcetti di TRDLO che nel frattempo si era fatto chiamare TROLET in onore della fatina del bosco che lo aveva chiamato in quel modo.
In poco tempo la fama di TROLET e delle sue brioches con il buco, che da lui presero il nome, si diffuse in tutta la regione tanto che venivano da molto lontano per assaggiarle.
Con il passare del tempo i TROLET si diffusero in tutta Europa, passando dalla Cecoslovacchia fino ai paesi dell’Est per poi giungere fino a Ceresara, dove una allegra “Compagnia” di amiconi ha voluto riproporne la ricetta mossi dalla stessa voglia di TRDLO di fare qualcosa per gli altri.
Ancora oggi, infatti, la leggenda vuole, che tutti quelli che assaggiano questi dolcetti percepiscano ancora l’amore di TRDLO per i suoi cari e forse … chi vuole … può ancora vedere uscire dal cuore dorato dei TROLET la magica luce che può idealmente condurre ognuno di noi a casa tra il caloroso abbraccio dei propri cari.
Non a caso i TROLET di Ceresara saranno i dolcetti delle imminenti Feste di Natale.